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La bambina di
Chimel
"Vivevamo in armonia con la natura, il fiume ci faceva divertire e
potevamo farci il bagno, gli uccelli riempivano di canzoni le mattine, gli
animali ci davano da mangiare e ci facevano compagnia, le montagne ci
proteggevano, la terra sacra ci regalava i frutti delle sue viscere."
Eduardo Galeano ha detto di Rigoberta Menchú: "è stata intessuta
con i fili del tempo", e il tempo che è trascorso in Guatemala dalla
sua infanzia alla maturità ha visto la violenza perpetrata su di un
popolo inerme di contadini, ha visto abusi e uccisioni, ha osservato il
disgregarsi di tradizioni antichissime e di una pacifica civiltà che si
fondava su rapporti semplici e sulla solidarietà.
Il Premio Nobel per la pace, che Rigoberta Menchú ha conseguito nel
1992, è stato il riconoscimento delle innumerevoli battaglie da lei
condotte per ristabilire i diritti civili e la legalità in Guatemala.
Anche nell'ultimo anno è stata protagonista di alcune azioni che le sono
costate in patria, nel maggio del 2000, una denuncia per "tradimento
della patria". La Menchú si era infatti rivolta al giudice spagnolo
Garzon (lo stesso che ha suscitato il "caso" del dittatore
cileno Augusto Pinochet), perché aprisse un procedimento contro otto
esponenti guatemaltechi per l'assassinio di quattro preti spagnoli e il
massacro dell'ambasciata spagnola in Guatemala del 1980, nel quale
trentasei manifestanti, fra cui il padre della Menchú, vennero bruciati
vivi. Fra i denunciati c'è anche l'ex dittatore Efrain Rios Montt, oggi
presidente della Camera e molto vicino al presidente Alfonso Portillo.
Ugualmente attiva al fianco del "Movimento dei Lavoratori Rurali
Senza Terra" ha messo in luce gli abusi che tuttora vengono commessi
in Brasile e in altri paesi dell'America Latina.
Questa è Rigoberta Menchú, una donna combattiva e coraggiosa, che
recentemente ha pubblicato un volumetto nella collana "Continente
desaparecido" della Sperling & Kupfer. La bambina di Chimel
è una raccolta di antiche fiabe maya, collegate dal filo della memoria
dell'autrice che ricorda di averle sentite narrare nella sua infanzia dal
vecchio nonno.
Pieni di poesia e di saggezza i racconti presentano un mondo
incontaminato, popolato di benefici spiriti protettori e di grande serenità.
Chimel è il villaggio fondato dal nonno di Rigoberta, dopo il rapimento
della giovane da lui amata e sposata, nonostante l'ostilità dei genitori
di lei. Il piccolo nucleo familiare cresce: figli e nipoti, ma anche
amici, popolano il nuovo paese. Il lavoro e la pace regnano e le antiche
leggende possono essere tramandate di padre in figlio come prodigiose
fiabe.
Quel mondo incantato che, nel lavoro dei campi e nella concordia, aveva
possibilità di vivere indisturbato per molti anni venne (ma nel libro vi
è solo un accenno a quello che sarebbe successo dopo) distrutto quasi
improvvisamente dalla cupidigia e dall'odio di alcuni potenti, estranei a
quella cultura e a quella naturalezza di vita.
La semplicità di questo volume, corredato da poetiche illustrazioni, e
che ha visto la collaborazione di Dante Liano, scrittore e docente
universitario guatemalteco, lo avvicina ad un libro per l'infanzia (a cui
non è espressamente indirizzato, ma che da questa lettura può trarre di
certo stimoli positivi), ma in realtà si rivolge a tutti gli uomini e le
donne che sanno cogliere la grandezza di una tradizione antica che proprio
nelle fiabe ha la sua più interessante espressione.
La bambina di Chimel di Rigoberta Menchú con Dante Liano
Titolo originale: Li M'in, una niña de Chimel
Traduzione di Elena Liverani
Pag. 90, Lire 16.000 - Edizioni Sperling & Kupfer (Continente
desaparecido)
ISBN 88-200-3071-3
Le prime righe
C'era una volta una bambina
"C'era una volta una bambina che si chiamava Rigoberta..."
Mi piacerebbe cominciare così questa favola, come facevano una volta i
nonni per dare inizio alle storie vicino al fuoco, mentre i ciocchi di
legno piano piano diventavano rossi, le fiamme illuminavano i visi di
tutti e le scintille scoppiettavano nell'aria, e il calore si diffondeva
nell'ambiente. Forse, se la cominciassi così, tornerei anche bambina e mi
troverei di nuovo nel villaggio in cui sono nata.
Mi chiamo Rigoberta. Il mio villaggio si chiama Chimel, quando è grande,
e Laj Chimel, quando diventa piccino. Perché il mio villaggio a volte è
grande e a volte è piccolo. Nei periodi buoni, quando c'è il miele e le
pannocchie di granoturco con il loro peso piegano le piante, quando le
orchidee di tutti i colori (gialle, verdi, violetto, bianche, screziate)
fioriscono, sfoggiano il loro splendore, allora il mio villaggio diventa
grande e si chiama Chimel. Nei periodi difficili, quando il fiume si
secca, i pozzi stanno nell'incavo della mano e uomini malvagi distruggono
la terra, quando ormai la tristezza è insopportabile, allora diventa
piccino e si chiama Laj Chimel.
Ora mi ricordo di Chimel...
Una volta, don Benjamin Aguaré, un vecchio saggio del villaggio, mi
disse:
"Con la nostra Madre Terra siamo un tutt'uno".
Ora mi ricordo di Chimel...
C'erano molti vecchi saggi a Chimel.
C'erano, perché adesso non ci sono più.
Tra questi c'era mio nonno. Adesso vi racconto la sua storia.
© 2000, Sperling & Kupfer Editori
Gli autori
Rigoberta Menchú Tum ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 1992
per la sua lotta in difesa dei poveri, degli emarginati e, in modo
particolare, dei popoli indigeni del pianeta. Ha avuto inoltre numerosi
riconoscimenti e lauree honoris causa in diverse nazioni. Il suo impegno
è conosciuto in Italia anche grazie a due libri: Mi chiamo Rigoberta
Menchú e Rigoberta, i maya e il mondo.

Dante Liano, scrittore guatemalteco, è autore dei romanzi Il
mistero di San Andrés e L'uomo di Montserrat. Ha vinto il
Premio nazionale per la letteratura del suo paese. Dalla sua amicizia con
Rigoberta Menchú è nata l'idea di questo libro scritto a quattro mani,
in cui si ricorda il mondo maya guatemalteco prima che su di esso si
abbattesse il cataclisma della guerra.
Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato
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